Ferrari 312 F1Cap.1: Gli esordi e le caratteristiche del progetto Cap.2: La stagione 1966 Cap.3: La stagione 1967 Cap.4: La stagione 1968 Cap.5: Dalla stagione 1969 alla 312B Consci
del potenziale tecnico della loro vettura i progettisti di Maranello prolungano
la vita agonistica della 312 nel 1967, apportando numerose modifiche al
modello base, senza però stravolgerlo. L'impegno più gravoso
riguarda la drastica riduzione di peso cui viene sottoposta la 312. Lavorando
su telaio e sospensioni e introducendo una carrozzeria in fibra di vetro,
il peso della Ferrari '67 scende dagli iniziali 600 chili, ad un valore
più che accettabile di 530 chili. Contemporaneamente la potenza
del V 12 sale a 390 CV, l'aspirazione torna laterale e gli scarichi centrali,
e si assiste ad un progressivo allargamento della carreggiata.A dispetto di queste modifiche e dell'arrivo in squadra del promettente neozelandese Chris Amon, le prestazioni della 312 non migliorano. A Montecarlo si tocca, anzi, uno dei momenti più neri nella storia del Cavallino. All 81°giro la Ferrari di Lorenzo Bandini, che si trovava in seconda posizione alle spalle di Hulme, urta contro le protezioni e le balle di paglia situate all'esterno della chicane. Si capovolge e prende fuoco. Il pilota viene estratto dopo molto tempo dalla sua monoposto rovente e ricoverato in fin di vita in ospedale, dove si spegnerà dopo tre giorni di agonia. Come se non bastasse, in Belgio Mike Parkes rimane vittima di un brutto incidente, che mette fine alla sua breve carriera di pilota di F1. Così, a partire dal Gran Premio di Francia, la Ferrari si ritrova, a gareggiare col solo Chris Amon, che non va oltre qualche sporadico terzo posto (Monaco, Belgio, Inghilterra e Germania). Il tasso di competitività della 312 non migliora neppure a Monza, dove la Ferrari fa esordire una nuova versione del 12 cilindri, con 48 valvole (quattro per cilindro) e la potenza aumentata a 410 CV a 10.600 giri/ min. Top Stampa l'intera monografia Intro "Grandi monoposto" |