Ferrari 312 F1Cap.1: Gli esordi e le caratteristiche del progetto Cap.2: La stagione 1966 Cap.3: La stagione 1967 Cap.4: La stagione 1968 Cap.5: Dalla stagione 1969 alla 312B Il
ritorno alla vittoria e le recenti scoperte in campo aerodinamico galvanizzano
la Ferrari che si prepara con grande impegno al mondiale 1969. La 312
subisce la quarta trasformazione della sua lunga carriera agonistica,
con aggiornamenti di carattere aero-dinamico e motoristico. La potenza
del V 12 sale a 436 CV a 11.000 giri/min (un autentico record per l'epoca)
ed i condotti di aspirazione tornano al centro della "V", mentre
quelli di scarico vengono spostati all'esterno. Cambia anche la forma
del musetto, più basso e largo del precedente e la conformazione
degli alettoni. Sull'asse anteriore fanno la loro comparsa due ampi spoiler
di pianta trapezoidale, mentre sul retrotreno anche la Ferrari adotta
un'ala a tutta larghezza, montata in posizione molto elevata. I risultati, però, non arrivano - Amon, rimasto solo in squadra, dopo il passaggio di Ickx alla Brabham, non va oltre un modesto terzo posto nel Gran Premio di Olanda. Gli altri due piazzamenti in zona punti della Ferrari nel mondiale 1969 (un sesto posto in Italia ed un quinto negli USA), portano la firma di Pedro Rodriguez, al quale viene affidata una monoposto del 1968 a partire dal Gran Premio di Inghilterra. Quella del pilota messicano è anche l'unica Ferrari schierata in pista da Maranello nel finale di stagione. Alla vigilia del Gran Premio di Italia si consuma infatti il divorzio con Amon. Il pilota neozelandese è deluso dalla scarsa compretitività delle rosse e dall'impossibilità di debuttare a Monza con la nuova 312 B. Foto gentilmente concesse da Niki Top Stampa l'intera monografia Intro "Grandi monoposto" |