Circuito
di MonzaCap.1: Una scommessa vinta in partenza Cap. 2: Dopo la guerra, la rinascita Cap. 3: Gli anni '70 ed i grandi cambiamenti Cap. 4: Il video della pista (necessita DivX) Cap. 5: La mappa interattiva (coming soon)
Monza, sinonimo di velocità e passione; una pista unica che è
stata teatro di imprese epiche e leggendarie. La storia del circuito comincia
nel lontano 1922 quando, dopo il primo Gran Premio d'Italia disputato
a Brescia, si rese necessaria la realizzazione di un circuito permanente
per favorire un migliore sviluppo della nascente industria automobilistica
italiana. L'autodromo venne realizzato nel tempo record di tre mesi e
la prima gara registrò un'afflusso di oltre 100.000 spettatori.
La conformazione della pista dell'epoca non era molto diversa da quella che oggi conosciamo anche se ovviamente non esistevano varianti e chicanes; alla pista stradale era affiancata una pista ad alta velocità per una lunghezza complessiva del tracciato di 10 Km. La pista consentiva medie elevatissime per l'epoca e si dimostrò subito molto selettiva per auto e piloti. Per questo già negli anni '30 cominciarono a nascere i primi problemi sulla sicurezza che portarono gli organizzatori delle gare a realizzare notevoli modifiche del tracciato. In particolare, dopo l'incidente di Emilio Materassi del 1928 che costò la vita a 29 spettatori ed allo stesso pilota, vennero disputate delle corse su circuiti "alternativi". Per esempio, alcune manifestazioni si svolsero sul solo anello ad alta velocità, mentre altre utilizzarono il cosiddetto "Circuito Florio", composto dalla curva sopraelevata sud e da una parte del circuito stradale, costellato di chicanes quasi improvvisate. Erano
comunque anni in cui le misure di sicurezza per piloti e spettatori erano
pressochè inesistenti: correre era un rischio assoluto. Ma erano anche tempi di grandi imprese, di piloti eroici come Nuvolari, Caracciola, Varzi, Campari, Ascari, di corse vere ed appassionanti. L'atmosfera era assolutamente unica, si respirava l'aria dei primi veri pionieri dell'automobilismo sportivo, si era a contatto con le persone che stavano costruendo la storia, quella vera. Tutto continuò così sino allo scoppio della seconda guerra mondiale; durante il conflitto il circuito venne praticamente distrutto in quanto diventò un deposito per armi e munizioni nonchè zona di transito e parcheggio per moltissimi mezzi militari. Top Stampa l'intera monografia Intro "Grandi circuiti" |