Gilles VilleneuveCircuito del Nürburgring

Cap.1: Come nasce il tempio dell'automobilismo
Cap. 2: Una pista pericolosa
Cap. 3: L'emozione di un giro di pista
Cap. 4: Il video della pista (coming soon)
Cap. 5: La mappa interattiva (coming soon)





Ma anche il Ring aveva conosciuto i suoi momenti difficili. Nonostante, soprattutto durante il nazismo, la pista sembrava disegnata per presentare i successi dell’industria automobilistica tedesca in una cornice di pubblico che – stando alle cronache, di parte, dell’epoca – superava anche le 800.000 presenze, il suo “ideatore”, Otto Creutz, preferì suicidarsi per non doversi confrontare con uno scandalo che lo coinvolgeva e che parlava di bustarelle ed appropriazioni indebite per far realizzare la pista. Tuttavia il circuito brillava oramai di luce propria e neppure la sua distruzione durante la guerra riuscì a metterlo in ginocchio. Dopo la fine del conflitto, in pochi mesi la pista venne sistemata e nel maggio del 1949, sul Ring riprese l’attività agonistica. Nel 1951, dopo che la Federazione tolse il bando ai piloti e alle gare tedesche, si svolse il primo Gran Premio di Germania. Era il 29 luglio 1951. Ascari, a bordo della sua Ferrari 375, si impose sullo squadrone schierato dall’Alfa Romeo che aveva messo a disposizione di Fangio, Farina, Bonetto e Pietsch le sue 159. Il fatto che Ascari avesse vinto (concedendo il bis anche l’anno successivo) testimoniava il fatto che su questa pista salivano sul gradino più alto del podio solo i più grandi.

L’inarrestabile ascesa delle prestazioni delle vetture che si davano battaglia lungo il circuito tedesco iniziava a porre in maniera sempre più pressante l’accento sulla oramai inadeguata sicurezza del tracciato. Già nella seconda metà degli anni Sessanta, l’associazione dei piloti GPDA chiese di migliorare le condizioni di sicurezza dei circuiti dove si svolgevano i Gran Premi. Anche il Nürburgring fu così oggetto di alcune modifiche per venire incontro a queste esigenze con l’addolcimento di alcuni salti, la modifica del raggio di alcune curve o l’ampliamento di alcune vie di fuga. Ma la tragedia di Niki Lauda testimoniò ancora una volta come le gare sul circuito tedesco fossero oramai una sfida contro la morte, più che uno spettacolo automobilistico.
Quando la Ferrari dell’austriaco uscì di pista a Bergwerk, non ci furono commissari o vigili del fuoco a prestargli soccorso, bensì i piloti, tra i quali un temerario Arturo Merzario che salvò dal rogo il pilota della rossa.

Era il 1976 e quell’edizione fu il canto del cigno del ‘Ring, almeno per la Formula 1. Il grande circus, infatti, scelse di spostarsi sul nuovissimo circuito di Hockeheim che, dal Nürburgring, riprende un po’ i lunghi rettilinei (che ricordano il Dottinger Hohe) ed il Motodrome.

Ma i 22,8 km della pista rimasero protagonisti per altre competizioni, soprattutto le “1000 km” dove si cimentavano le vetture sport ed i prototipi. Anche queste gare erano seguite da un pubblico numerosissimo ed erano quasi sempre combattutissime. Tra i suoi migliori interpreti va sicuramente ricordato Sir Stirling Moss che la fece sua per ben quattro volte: nel 1956 a bordo della Maserati 300S (dove vinse assieme a Behra, Taruffi e Schell dopo una grande battaglia con Fangio e Castellotti a bordo delle Ferrari 801), nel 1958 e nel 1959 con la Aston Martin DBR e nel 1960 nuovamente con la Maserati, questa volta però a bordo della Tipo 61 Birdcage, assieme a Dan Gurney. L’ultima edizione della 1000 km si svolse il 22 maggio 1983 e fu vinta da Ickx e Mass a bordo di una Porsche 956 Gruppo C. Il giro più veloce, fatto segnare da Stefan Bellof su Porsche 956, fu di 6’25”91 alla straordinaria media di 194,333 km/h. Troppo, forse, per una pista dove gli alberi lambivano le carrozzerie delle vetture e dove le curve ed i salti non lasciavano spazio al minimo errore.

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